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Lotta alla corruzione. Si fa ancora troppo poco nel nostro paese

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Secondo Transparency International l’Italia nel 2017 occupa il 60° posto nella speciale classifica internazionale sulla percezione della corruzione. Un indice che tiene conto di vari fattori, dall’eguaglianza tra i cittadini, alla loro percezione di vivere in un paese equo, e che vede il nostro paese progredire di una sola posizione in un anno. In Europa però, la situazione per l’Italia non può dirsi ottimale: si trova infatti come fanalino di coda, seguita solo da Grecia e Bulgaria, rispettivamente al 69° e 75° posto della classifica mondiale. Il punto più basso per l’Italia si era registrato nel 2012, quando si era piazzata al 72° posto.

 

I migliori e i peggiori

A fare da apripista ci sono Danimarca e Nuova Zelanda, con 90 punti sui 100 totali assegnabili. A seguire altri due paesi scandinavi, Finlandia con 89 e Svezia con 88. In fondo alla classifica soprattutto i paesi africani, con la Somalia all’ultimo posto (10 punti), Sud Sudan, Corea del Nord e Siria quart’ultima. José Ugaz, Presidente di Trasparency International, continua a sottolineare l’importanza della lotta alla corruzione come un elemento fondamentale per il miglioramento delle condizioni di vita delle persone. Ma cosa si sta facendo nel nostro paese per migliorare concretamente una situazione non propriamente positiva?

 

Il contesto

Parlando di corruzione, occorre in primo luogo considerare il contesto e i rischi conseguenti a fronte di una percezione della corruzione elevata. Secondo i dati forniti da Transparency International per il 2016, il sessantesimo posto dell’Italia, tradotto in pratica e in termini di attrattiva per gli investitori, indica che ci sono ben 59 Paesi nel mondo, di cui 25 europei, con una credibilità maggiore rispetto a quella del nostro Paese. Migliorare questo dato è fondamentale non solo per una migliore qualità della vita, ma anche in termini economici perché vuol dire attirare maggiore capitale straniero.

La norma ISO 37001

In ambito di prevenzione alla corruzione è stata di recente pubblicata la ISO 37001 “Anti-bribery management systems”, una norma che intende aiutare le organizzazioni nella lotta contro la corruzione, istituendo una cultura di integrità, trasparenza e conformità. Anche se non può garantire lo sradicamento della corruzione, può fornire il suo aiuto nell’implementazione di misure efficaci per prevenirla e affrontarla.

Ma in che modo opera l’organo che ne sancisce la conformità?

  • Analizza il contesto aziendale (interno ed esterno), i requisiti delle parti interessate, delle normative applicabili e delle fonti di rischio.
  • Analizza l’impegno da parte del management, le politiche anticorruzione e il relativo programma attuativo.
  • Analizza e valuta il rischio determinando i livelli del loro impatto, misura, controllo e verifica di efficacia delle misure intraprese.
  • Attua opportuni controlli e due diligence in ambito finanziario, commerciale, contrattuale e sui processi di approvvigionamento.
  • Analizza il sistema di whistleblowing.
  • Effettua reporting, monitoraggio, analisi e riesame.
  • Prende in esame azioni di miglioramento continuo.

 

Quali sono i benefici per le aziende?

La conformità alla ISO 37001 certifica un maggiore impegno nella lotta alla corruzione di un’azienda, che va oltre il rispetto dei requisiti minimi legali, comprovando l’adozione di un approccio sistemico rivolto alla prevenzione e al contrasto della corruzione. A livello etico si attesta uno standard in grado di combattere la corruzione conformemente alle “best practice” internazionali. Anche a livello competitivo, la certificazione ISO 37001 è un elemento aggiuntivo in ambito di gare e appalti, oltre a essere un elemento dimostrativo di un adeguato sistema di prevenzione dei rischi connessi alla corruzione e può essere considerato un bonus reputazionale nella ricerca di investitori.

 

La mitigazione del rischio sanzionatorio: la certificazione rilasciata da un ente indipendente quale IMQ costituisce evidenza concreta sia della mancanza di gravi carenze organizzative, evitando l’applicazione di misure cautelari molto incisive, sia della adozione ed efficace attuazione di un idoneo modello organizzativo anti-corruzione, aumentando le chances di ottenere per l’ente l’esenzione da responsabilità.

 

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