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Quali forme di intelligenza esistono nel nostro Paese: intervista a Davide Chiaroni

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Intervista a Davide Chiaroni Vicedirettore Energy Strategy Group, Politecnico di Milano

 

Qual è la definizione tecnica di intelligent building?

Un edificio è intelligente quando tutti gli impianti di generazione e di consumo di energia sono gestiti in modo integrato e automatizzato: questo accade grazie a un’infrastruttura di supervisione e controllo che permette all’utente di decidere, a seconda dei casi, come massimizzare le prestazioni dei propri impianti. L’intelligenza quindi non sta tanto nella singola macchina, ma nella possibilità che tutte queste macchine comunichino tra loro e collaborino per ottimizzare il proprio funzionamento.

Al di fuori dell’edilizia residenziale, dove possiamo trovare allora alcuni esempi di intelligent building?

Il settore edile che più di ogni altro si è spinto verso questo tipo di innovazione è senza dubbio quello degli uffici e dei servizi nelle grandi città italiane. E anche nella grande distribuzione organizzata, troviamo esempi molto positivi. Adesso i supermercati hanno una gestione molto accurata e integrata dell’impianto di illuministica, di refrigerazione e di riscaldamento. Cosa che fino a qualche decennio fa era completamente assente, con banchi frigo aperti, luci al massimo e temperature bassissime. In poche parole una grande dispersione di energia.

E negli edifici pubblici, per esempio negli ospedali?

Troviamo qualche sperimentazione, ma essenzialmente in ambito privato. Penso all’Istituto Oncologico Europeo, alle porte di Milano. Nell’edilizia pubblica si ragiona con budget derivati da singoli appalti e margini di spesa definiti: quindi difficilmente si tende a fare un investimento più oneroso che si ripagherà solo dopo un certo numero di anni, tramite il risparmio in bolletta.

Oltre ai problemi legati alle caratteristiche strutturali dei nostri edifici, c’è anche una sorta di resistenza culturale a rendere smart le proprie case?

Più che altro il problema deriva da una mancanza di aggiornamento da parte della nostra rete di installatori. Finché operano grandi aziende di edilizia e di impiantistica, c’è una buona preparazione a livello di edilizia intelligente. La cosa è diversa quando andiamo nelle realtà più piccole, dove operano soggetti locali, l’idraulico o l’elettricista che difficilmente lavorano in ottica integrata. E anche per motivi economici: chi installa una nuova caldaia ha poco interesse a consigliare di cambiare gli infissi dove necessario; ovviamente preferisce lasciare al cliente infissi usurati e vendere una caldaia più potente e costosa.

C’è una soluzione a questo?

In Germania hanno inventato la figura dell’Energy manager di quartiere, una sorta di stratega del consumo energetico che, in caso di riqualificazione dell’edificio, assiste l’amministratore di condominio e i proprietari di casa, al fine di integrare gli interventi dei singoli installatori e rendere intelligente l’edificio.

 

 

 

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