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Aumenti record nelle vendite di frutta e verdura confezionata

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Secondo dati ISMEA il 2018 sta registrando aumenti record della frutta e verdura confezionata (+11% in volume e +6,5% la spesa). Ma quanti di noi sono consapevoli del fatto che anche l’imballaggio dei cibi che compriamo deve essere sicuro?

 

Gli imballaggi per l’ortofrutta rientrano in quella categoria di prodotti definita MOCA, ossia di materiali a contatto con gli alimenti. Affinché un alimento sia sicuro, lo deve essere anche la sua confezione che deve dimostrare di essere realizzata con materie prime che non vadano a contaminare l’alimento rilasciando a esso sostanze indesiderate mediante “migrazione”, che non minino la salute del consumatore, non modifichino inaccettabilmente l’alimento e non ne alterino gli aspetti organolettici ma che siano anche in grado di proteggere il prodotto, fungendo da barriera protettiva in grado di conservare l’alimento da microrganismi, contaminanti chimici, luce e aria.

Quali rischi concreti corrono i prodotti e i consumatori se i MOCA non sono sicuri? La legislazione in materia di MOCA deriva da considerazioni riguardanti il rischio tossicologico intrinseco di sostanze e molecole che compongono il materiale e la pericolosità che questo può assumere in uno scenario espositivo per il consumatore dell’alimento in esso contenuto. I rischi più frequenti possono andare da semplici manifestazioni di ipersensibilità a forme di allergie più gravi o intossicazioni, in dipendenza dalle quantità ingerite.

In ogni caso, il consumatore deve essere tutelato anche nel caso di consumi sporadici del materiale. Il regolamento del 2004 è molto chiaro da questo punto di vista nel suo articolo 3 in cui si parla di tutela rispetto alla salute del consumatore ma anche di danno organolettico all’alimento.

Nei laboratori CSI vengono eseguite tutte le prove necessarie per verificare la sicurezza dei materiali a contatto con gli alimenti: analisi delle migrazioni globali, migrazioni specifiche nei diversi simulanti,  determinazione di additivi, cessione di metalli, migrazione di coloranti, NIAS (composti non intenzionalmente aggiunti), residuo solventi e set-off. Ma anche prove di resistenza del materiale, test di biodegradazione, test fisico-meccanici in conformità ai principali standard tecnici esistenti, nazionali e internazionali.

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